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Open source, accessibilità e la Legge Stanca

Intervista ad Adamo Liberto del CNIPA

a cura di: Franco Baldasso

La Legge 4/2004, comunemente nota come “Legge Stanca”, intende creare i presupposti perché le informazioni e i servizi erogati dalle nuove tecnologie informatiche siano fruiti dai cittadini appartenenti a categorie svantaggiate. Un principio importante che coinvolge in realtà tutti i cittadini, “perché si tratta di un principio di valenza universale” come ci assicura Adamo Liberto, esperto di accessibilità del CNIPA, il Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione: l’obiettivo è quello di arrivare infatti ad un completo acceso e di creare le condizioni per una piena alfabetizzazione informatica. Per entrare meglio in questo decisivo versante delle tematiche che stiamo affrontando abbiamo chiesto proprio a Liberto importanti spiegazioni, entrando allo stesso tempo nell’operato del CNIPA per comprendere gli aspetti pratici di queste essenziale servizio pubblico. Dai presupposti teorici agli appositi gruppi di lavoro sull’accessibilità dell’e-learning.

Dott. Liberto, ci vuole definire il significato di “open source” riferito alle nuove tecnologie informatiche ed in riferimento alle piattaforme e-learning?

Come accade ormai per numerosi ambiti applicativi, anche il panorama delle piattaforme di e-learning presenta soluzioni open source stabili che rappresentano una valida alternativa al software proprietario. Le PA che decidono di erogare progetti formativi in modalità e-learning e che si trovano, ad esempio, di fronte alla necessità di adottare una piattaforma di erogazione (LMS), hanno il bisogno di valutare le piattaforme open source in alternativa all’acquisizione di licenze di sistemi proprietari: un’esigenza peraltro prevista dalla direttiva in materia di sviluppo ed utilizzo dei programmi informatici da parte delle PA.
Le piattaforme di e-learning open source oggi disponibili sono generalmente rilasciate con una licenza nota come General Public License (GPL), che prevede per l’utente ampie possibilità di studiare, modificare e ridistribuire il codice, con l’unico vincolo del copyleft, ovvero la necessità di mantenere, al momento della ridistribuzione, i termini della licenza che tutelavano il software originario.
Anche per le piattaforme di e-learning open source, dunque, esiste la possibilità di modificare il codice sorgente allo scopo di adattare l’applicazione alle specifiche esigenze senza dover ricorrere ad un determinato fornitore e la possibilità di ridistribuire il codice stesso, cosa che consente il riuso delle applicazioni in contesti simili.
In aggiunta, è da sottolineare che, sebbene molti sistemi software non li supportino ancora adeguatamente, lo sviluppo attuale delle piattaforme open source appare orientato in maniera crescente verso:

  • conformità agli standard per il contenuto;
  • rispetto delle norme sull’accessibilità.

Lei lavora al CNIPA, l’ente che accredita i certificatori di accessibilità dei siti web italiani per la pubblica amministrazione. Può spiegare questo concetto e può descriverne gli obiettivi?

Dagli obblighi di legge discendono per il CNIPA  precise incombenze per quanto attiene alla gestione della banca dati dei logo di accessibilità rilasciati ed alla gestione dell’elenco dei valutatori di accessibilità.
In aggiunta dall’impostazione logica del processo di adeguamento (interfacciamento alle tecnologie assistive, accessibilità primo passo verso la fruibilità, superamento della verifica tecnica primo risultato da ottenere) le attività del CNIPA rivolte all’attuazione della Legge alla diffusione della cultura dell’accessibilità sono state:

  • formazione di tecnici e redattori pubblici,
  • formazione di centralinisti ciechi da impiegare come operatori di protocollo informatico,
  • impostazione dei contenuti e coordinamento nella realizzazione, da parte della Regione Toscana (progetto TRIO), di un corso accessibile sull’accessibilità per tecnici del web in modalità e-learning,
  • monitoraggio di alcuni siti pubblici;
  • assistenza a numerose amministrazioni.

Per il futuro, in attesa del perfezionamento formale della collaborazione con il Dipartimento Innovazione e Tecnologie il CNIPA continuerà a svolgere iniziative mirate a:

  • monitoraggio,
  • formazione,
  • sviluppo e realizzazione di corsi accessibili sull’accessibilità in modalità e-learning in collaborazioni con alcune Regioni oltre che per  tecnici anche per redattori
  • promozione della vigilanza sul territorio,
  • materiale didattico e formativo,
  • opere multimediali,
  • aggiornamento DM,
  • gestione elenco valutatori,
  • interventi a convegni e seminari
  • interventi presso la Commissione Europea (e-accessibility, e-inclusion)
  • gestione database dei logo
  • assistenza alle amministrazioni statali.
    .

Quanto le nuove tecnologie e-learning possono influenzare un vero e proprio cambiamento nel processo formativo, anche e soprattutto in relazione agli ambiti nei quali lavora (accessibilità, usabilità…)?

Ritengo che l’e-learning possa rappresentare una leva fondamentale per la diffusione capillare della cultura dell’accessibilità e per formare  progettisti, webmaster, redattori, programmatori, grafici, cioè tutte le figure interessate nel ciclo di sviluppo di un applicazione web di qualità e quindi accessibile, usabile e fruibile da tutti.
Per questo motivo abbiamo collaborato con la Regione Toscana (progetto TRIO), per la realizzazione di un corso in modalità e-learning accessibile sull’accessibilità per tecnici del web e stiamo lavorando in collaborazione con altre Regioni per lo sviluppo di un corso accessibile e-learning destinato a redattori.

Ci può spiegare in maniera sintetica le prospettive della Legge Stanca e i suoi obiettivi?

La legge “Disposizioni per favorire l’accesso agli strumenti informatici da parte dei soggetti disabili” vuole creare i presupposti perché le informazioni e i servizi erogati tramite le ICT siano fruiti dai cittadini appartenenti a categorie svantaggiate. Ciò va a beneficio non solo dei disabili e delle persone svantaggiate, ma di tutti i cittadini, perché si tratta di un principio di valenza universale.
Per attuare questo principio la legge individua i soggetti erogatori nella più ampia accezione, tratta oltre che i siti Internet anche gli altri beni e servizi informatici, stabilisce la responsabilità dirigenziale e disciplinare dei dirigenti pubblici, richiede il coinvolgimento di tutti gli operatori per la definizione dei decreti attuativi, stabilisce un iter di approvazione per il regolamento molto articolato, vuole incidere in tutti i campi che possono creare cultura dell’accessibilità: formazione, libri di testo e materiale didattico, opere multimediali, ricerca, strategie dei sistemi informatici pubblici, telelavoro, ecc.
La legge, come è avvenuto in pochissimi casi nella vita del Parlamento, è stata approvata all’unanimità e si vuole che lo stesso consenso caratterizzi i decreti attuativi. Uno dei punti di forza di questa legge è il consenso che ha portato alla definizione delle regole tecniche di accessibilità.
Il clima di consenso è stato assicurato tenendo in considerazione quanto previsto dalle normative, direttive e raccomandazioni internazionali, ma anche con il coinvolgimento delle associazioni maggiormente rappresentative di disabili, dalle associazioni dei produttori di hardware e software e degli sviluppatori: sono stati coinvolti 67 esperti in rappresentanza di 34 organizzazioni.
Tale legge è sicuramente migliorabile ma la struttura normativa flessibile prevede l’aggiornamento  delle regole tecniche  per la tempestiva ricezione delle modifiche delle raccomandazioni internazionali e delle innovazioni tecnologiche.

Come stanno reagendo le pubbliche amministrazioni alla Legge? Come si stanno adeguando? Quali sono i maggiori ostacoli che trova nell’applicazione?

Il bilancio è sicuramente positivo. La Legge 4/2004 sta dando una forte spinta per la diffusione della cultura dell’accessibilità e dell’inclusione. La bontà dell’impianto normativo è stata riscontrata in varie occasioni in sede di Commissione Europea dove l’Italia ha conseguito numerosi apprezzamenti.
Sono numerose le iniziative sia in ambito di amministrazioni centrali che su scala locale che hanno già ottenuto importanti risultati mentre molte altre realtà si stanno muovendo rapidamente nella giusta direzione, quindi la strada imboccata è sicuramente quella giusta, ma c’è ancora tanto da fare.
Tra i principali ostacoli nell’attuazione, ci sono innanzitutto delle resistenze culturali, l’accessibilità è prima di tutto un concetto culturale e poi tecnico, e troppo spesso il processo di adeguamento è condizionato alla sensibilità dei dirigenti e degli amministratori.
 
E’ applicato il concetto di accessibilità nelle piattaforme per la formazione aziendale?

La legge 9 gennaio 2004, n. 4, all'articolo 5 (Accessibilità degli strumenti didattici e formativi) stabilisce che le disposizioni di accessibilità previste dalla legge si applichino, altresì, al materiale formativo e didattico utilizzato nelle scuole di ogni ordine e grado.
La Legge, inoltre, all'articolo 8 (Formazione), comma 1 e 2, prevede che la formazione professionale riservata ai dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni debba essere effettuata con tecnologie accessibili. Nel contesto delle applicazioni di e-learning vi è una forte separazione tra la produzione del contenuto e la sua distribuzione.
Per tali motivi e considerando le peculiarità che caratterizzano l’e-learning, si è deciso di istituire un apposito gruppo di lavoro sull’accessibilità dell’e-learning che ha formulato un documento tuttora in fase di studio consultabile su: http://www.pubbliaccesso.it/biblioteca/documentazione/strumenti_didattici/elearning_accessibile.htm
In tale documento  i requisiti sono suddivisi in due gruppi: un primo gruppo applicabile ai sistemi di erogazione (piattaforme), ed un secondo ai contenuti didattici (Learning Objects, LO).

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