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Oltre le teorie accademiche, le-learning giorno dopo giorno

La parola a Rita Biganzoli, coordinatrice di Abacus

a cura di: Franco Baldasso

L’e-learning nella prassi dei docenti, secondo la nostra esperienza. Rita Biganzoli, coordinatrice didattica del centro Abacus, sin dal 2000 ha progettato e coordinato i corsi on line del centro e, insieme a Simone Vannucci, contribuito alla progettazione e al miglioramento di Pi.G.Re.Co. fino alla più recente versione. Il suo è un racconto originale, estremamente concreto, che supera le fin troppe teorie in materia in direzione di un’acuta analisi dell’e-learning dovuta all’esperienza di anni. Finalmente insieme, si incontrano nelle sue parole le problematiche relative all’insegnamento e al rapporto con classi e singoli discenti, il punto di vista super partes della coordinatrice didattica, la competenza tecnica e le esigenze commerciali della gestione aziendale.

Cominciamo proprio da Pi.G.Re.Co.: come si è sviluppata la piattaforma dal punto di vista dei docenti Abacus?

La nostra esperienza è partita dopo pochi anni dall’inizio attività (1997); avevamo sviluppato un buon sito, soprattutto basato su servizi gratuiti informativi, per cui avevamo ricevuto numerose segnalazioni (Alpha del Sole 24 ore, Millionaire, Virgilio Education, TG com, Punto informatico ed altri…). I contatti continuavano a moltiplicarsi e nel 2000 abbiamo pensato di dare una risposta alle numerose richieste, procedendo per gradi naturalmente.
Dopo aver convocato una riunione con i docenti abbiamo deciso di progettare ed attuare un corso di preparazione on line, con pochissimi studenti e due sole tipologie di indirizzo di studi. Inizialmente si sono utilizzati strumenti molto semplici, come una mailing list, attraverso la quale inviavamo verifiche e lezioni a giorni stabiliti per ogni materia in modo che venisse fatta una programmazione precisa che diluisse i programmi per 8 mesi, portando in parallelo diverse discipline. 
Dopo questa prima esperienza e dopo aver fatto il punto si è sviluppata una nostra piattaforma, la prima versione di Pi.G.Re.Co., poiché non trovavamo sul mercato strumenti adatti alle nostre esigenze. I nostri corsi infatti sono corsi scolastici, multidisciplinari, che richiedono una programmazione mirata, flessibile (partendo da uno standard, un modello di “classe”, occorre adattare gli obiettivi sul percorso di ogni singolo studente), un coordinamento. In seguito, in base alle esigenze che emergono da parte di studenti ed insegnanti abbiamo aggiunto sempre maggiori funzionalità fino all’ultima versione della piattaforma. 
Si tratta di uno strumento fondamentale che ci ha consentito di raddoppiare ogni anno gli iscritti e poterli seguire con lo stesso impegno e professionalità.  Occorre ricordare che la competenza didattica è alla base di un buon percorso, tant’è vero che i nostri strumenti didattici, la professionalità dei docenti e coordinatori, sono requisiti  fondamentali per il buon esito del percorso scolastico.

Nell’esperienza di formatore di discenti adulti, quali sono le difficoltà che si incontrano e come l’utilizzo di tecnologie e-learning possono venire incontro a queste specificità?

Le difficoltà sono numerose; di solito gli studenti non hanno la stessa rapidità di apprendimento dei ragazzi in età scolare, la memoria cala, ma l’esperienza e la motivazione  riescono a supplire a questi  problemi tanto che la votazione conseguita dagli adulti è sempre molto alta (quest’anno abbiamo avuto un 95/100 come voto massimo, la maggior parte dei voti è compresa tra 78 e 90). Inoltre l’abitudine allo studio con gli anni viene meno, o si fossilizza su un ambito specifico, settoriale, professionale. La preparazione scolastica è più ampia e generica, forse troppo a volte per un adulto che necessità di riportare quanto appreso all’esperienza quotidiana.
Con l’e-learning studenti –lavoratori, adulti, possono gestire il proprio tempo nel migliore dei modi, soprattutto se si progetta un corso in modalità prevalentemente asincrona. Non si rischia in questo modo di essere di fronte a studenti che seguono una lezione magari dopo 8 ore di lavoro, senza concentrazione. Gli studenti inoltre, in un corso on line, non percepiscono il confronto e la  competizione, o il “giudizio”  con disagio, perché la classe virtuale esiste, è vero, ma non è presente nell’immediatezza della lezione. Le verifiche in genere sono a binario individuale studente-tutor, quindi se il docente è in grado di far comprendere che guida verso una meta e non giudica, ma aiuta, il percorso di solito è sereno e si arriva all’obiettivo con esiti spesso sorprendenti.
Inoltre un vantaggio del nostro sistema (non dico dell’e-learning in generale) è quello di voler evitare che lo studente si appoggi interamente all’insegnante che ha davanti, ma che svolga una parte del lavoro da solo (con tutto il nostro supporto), cercando di risolvere le problematiche con sempre crescente autonomia. Insomma incentiviamo uno studio attivo.

Motivare gli studenti, una sfida non da poco per il lavoro del docente…

E’ infatti una delle maggiori difficoltà: il percorso è molto lungo (ogni anno scolastico dura in media 9 mesi) e momenti di calo sono frequenti. Non sempre facile è incentivare alla partecipazione, allo scambio tra studenti, ma quando si riesce a creare tra loro un rapporto si osservano delle dinamiche veramente interessanti. Ricordo di un gruppo di studenti, tutti di diversi paesi, estrazione, esperienze, che si trovavano la domenica in un aula virtuale per ripassare, ripetere, studiare insieme. E’ così che una community, una classe “virtuale” va strutturata, perché è importante ricreare le reali condizioni e dinamiche di una classe reale (nei suoi aspetti positivi possibilmente).

E le difficoltà di “coordinare” un corso on line multimateria?

In qualità di coordinatore la mia maggiore difficoltà è quella di reperire delle professionalità che siano in grado di incentivare le suddette dinamiche, che padroneggino soprattutto gli aspetti relativi alla comunicazione e abbiano buone attitudini al lavoro di gruppo, perché spesso è la collegialità a mancare e tocca al solo coordinatore sopperire a tale mancanza. Questo deriva spesso da un modo non corretto di intendere l’e-learning e le figure professionali che vi operano: se nella formazione si distingue il tutor dal docente, nel nostro sistema questi sono equivalenti (e devono esserlo), mentre a parte è il coordinatore che segue la programmazione per ogni disciplina, le problematiche di studenti e tutor, discutendo con questi le strategie da adottare sia per il gruppo che per i singoli.

Alziamo ora l’angolo visuale. 
Pensi sia matura l’esperienza e-learning in Italia a livello scolastico? 
Quali sono i principali problemi o ostacoli che hai notato?

Non credo lo sia soprattutto per un problema di ignoranza degli strumenti e delle potenzialità. 
Ne conseguono molti luoghi comuni: cosa sia realmente l’e-learning, come possa essere sfruttato a livello scolastico. Quando mi trovo a proporre lezioni individuali on line, mi sento spesso rispondere: “no, per carità, lo studente ha bisogno di essere seguito”, come se una cosa escludesse l’altra. Se c’è una cosa su cui puntiamo è proprio seguire con cura e attenzione gli studenti on line come in sede;  svolgendo entrambe le tipologie di corsi non notiamo differenza né abbiamo studenti di serie A (in sede) e di serie B (on line). 
Semmai è vero il contrario per quanto concerne i risultati: i voti più alti li conseguono i nostri studenti on line.
Occorre tuttavia una precisazione in merito: per studenti in età scolare non ritengo opportuno utilizzare sistemi esclusivi di e-learning. Nell’ambito della scuola pubblica possono essere validi come supporto, pomeridiano ad esempio, per i recuperi, quindi come ausilio. Diverso è il caso dei  lavoratori: sarebbe fondamentale utilizzare sistemi di e-learning in luogo di corsi serali, così come sono ora concepiti, vale a dire come semplice trasposizione di un corso diurno, senza docenti preparati realmente per l’insegnamento ad adulti che spesso sono trattati come ragazzini in maniera avvilente (possono testimoniarlo nostri studenti stessi che hanno concluso il percorso iniziato con noi presso istituti statali).

Una precisazione: quali sono le differenze metodologiche fra Formazione a Distanza (FAD) e Istruzione a Distanza (IAD) soprattutto nel concreto dell’esperienza Abacus?

Premetto che non parlerei di FAD o IAD, che a loro volta ricomprendono l’e-learning. La nostra esperienza riguarda l’e-learning nel senso che l’apprendimento non si svolge necessariamente a distanza (molti studenti abitano paradossalmente accanto al nostro centro) ma si svolge per mezzo di internet esclusivamente (o su richiesta in modalità blended). Non è un apprendimento a distanza per mezzo di supporti vari, multimediali o cartacei. Questa è una differenza importante non tenuta in debito conto, da qui nascono poi molte idee preconcette o poco esatte sull’e-learning (incluso il famoso “lo studente deve essere seguito”). In ogni modo le differenze sono molteplici e strutturali…

Qualche esempio specifico?

Chi segue un corso di formazione che sia mono o multimateria spesso non ha l’esigenza di seguire una programmazione con riscontro esterno (un esempio: gli esami di stato). Nel recupero anni e preparazione al diploma, o anche per gli esami universitari, noi dobbiamo attenerci a programmi non decisi da noi, ma dal ministero o dalle sedi d’esame; un corso di formazione posso anche strutturarlo e progettarlo liberamente, selezionando gli argomenti fondamentali e puntando su aspetti importanti, in base agli obiettivi e alle finalità,  ottimizzando il percorso, non sovraccaricando gli studenti e potendo in genere decidere anche le tempistiche.
Nei corsi di recupero anni o preparazione al diploma abbiamo scadenze strette, l’esame si fa una volta all’anno e occorre superarlo, non vi sono altre possibilità nell’immediato (come per esempio negli esami universitari). Se non si passa si perde un anno. Diventa fondamentale quindi il coordinamento e la programmazione, non si può far sì che lo studente si gestisca da solo nello studio, né che il tutor proceda in maniera autonoma senza confronti con i colleghi, cosa che a volte è possibile in un corso di formazione.

Quali sono le diversità allora tra istruzione e formazione nella motivazione dello studente?

A mio avviso la differenza principale, ma ovviamente non la sola, è data dal fatto che chi si avvicina ad un corso di formazione, per ragioni personali o professionali, lo fa con maggiore motivazione e con conoscenze già acquisite nel settore specifico; il corso scolastico è complesso e, come detto, generico. Occorre fare anche ciò che non piace, e occorre portare avanti in parallelo più discipline, quindi è molto più impegnativo, è più facile demotivarsi, anche perché spesso è un rimettersi in discussione o alla prova da parte dello studente. La scelta di conseguire un diploma implica sempre un certo imbarazzo da adulti, un corso di formazione no.
Nel primo caso tale scelta ha implicazioni psicologiche forti, spesso coincide con una svolta sul piano personale, un rimettere in discussione la propria vita; ho visto molti diplomi che hanno aperto prospettive inimmaginabili agli studenti.

Quali sono i limiti dell’e-learning proprio nell’esperienza didattica? 
In altre parole, anche per precisare il significato stesso di e-learning legato all’esperienza concreta, cosa l’e-learning “non può fare”?

L’e-learning può fare molto se utilizzato con la giusta consapevolezza e professionalità. La nostra è una struttura privata, ha già fatto molto come sperimentazione autonoma, autofinanziandosi con il ricavo dei corsi, appunto a pagamento. Abbiamo dei grossi limiti in quanto realtà commerciale:
limiti di natura commerciale appunto (poter iscrivere anche studenti tardivi che fanno corsi molto intensivi), ottimizzare il budget cercando un giusto compromesso tra qualità del servizio e costi . Insomma le classiche problematiche gestionali e commerciali di un’azienda… Limiti inoltre burocratici o giuridici: dobbiamo adempiere ad un contratto e quindi svolgere i programmi completi degli anni richiesti. Spesso fare tutto non è a nostro avviso necessario dal punto di vista didattico, è più importante la qualità che la quantità ma abbiamo degli obblighi con gli studenti; salvo ovviamente poi ottimizzare per ognuno individualmente il percorso.

Anche limiti legati al “target” degli studenti?

Certo, i nostri studenti lavoratori non vogliono orari prefissati, quindi dobbiamo organizzare il percorso soprattutto in modalità asincrona. 
Non dobbiamo inoltre utilizzare strumenti troppo complessi, per cui abbiamo optato per semplici lezioni testuali scaricabili che consentano di lavorare anche off line (per fare solo due esempi di scelte attuate in base a quanto riscontrato).
Se potessimo portare avanti un progetto e-learning senza vincoli di budget, orari, strumenti , programmi ministeriali ecc…. faremmo altre scelte, di idee ne abbiamo molte, ma non sempre realizzabili. Per i limiti attuali il nostro è il miglior compromesso possibile (lo dico risultati alla mano).
Va precisato che a livello accademico si possono teorizzare innumerevoli strategie, metodiche ecc…; forse più accattivanti delle nostre, migliori anche, ma è certo che nell’esperienza concreta, soprattutto per una realtà commerciale, la teoria resta inattuabile e non solo nel nostro campo, si pensi anche al concetto di usabilità e accessibilità e i dibattiti sollevati in merito: fin quando si discute in astratto è tutto coerente; in ambito accademico, nelle mailing list si possono fare innumerevoli dibattiti, poi l’azienda che realizza un prodotto e che ha a che fare con il cliente deve scendere a compromessi. 
Ricordo una discussione sull’usabilità in cui ad un utente che sollevava questo problema era stato risposto da un ricercatore universitario di fare i siti accessibili ed usabili anche se non lo chiedeva il cliente; senza rendersi conto che spesso il cliente non è disposto a  pagare per ore in più se non ha richiesto il servizio.
Quest’approccio è idealmente corretto, certo,  ma gli ideali sono altra cosa rispetto alla realtà di un’azienda che deve soddisfare le esigenze più disparate, non ultime quelle commerciali.
Tornando all’e-learning, posso dire che di fatto sono una delle maggiori sostenitrici della validità della preparazione in sincrono (stiamo attuando da anni un progetto parallelo di lezioni individuali e ripetizioni a vari livelli, con grandi riscontri); tuttavia devo accettare il fatto che su un gruppo di 35 studenti solo 5 partecipano agli incontri; quindi non è possibile impostare un  corso solo sulle  lezioni in aula virtuale perché si taglierebbe fuori gran parte del gruppo; sono possibili invece  in sincrono degli incontri di approfondimento, di esercitazione, o sostegno.
Dobbiamo infatti  far sì che gli studenti, pur non potendo partecipare ai suddetti incontri, abbiano tutti gli strumenti necessari per svolgere il percorso di studi al meglio ed interagire con i tutor, e ci siamo finora riusciti…

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