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Le prospettive di un’esperienza in costante cambiamento

Intervista alla Prof.ssa Stefania Panini

a cura di: Franco Baldasso

Attenta osservatrice e protagonista in prima persona della “galassia e-learning”, Stefania Panini si interessa non solo delle nuove tecnologie applicate al processo formativo, ma nei suoi più vari e definiti aspetti, dalle applicazioni gestionali (è docente infatti presso le Università di Bologna e Pisa) al cosiddetto web-writing, passando per la diretta esperienza sul campo come consulente di aziende private ed un occhio di riguardo per tutto ciò che in Italia si muove e innova in questo settore: Stefania Panini è infatti responsabile nazionale dell’AIF (www.aifonline.it) proprio della sezione e-learning. Naturale dunque pensare alla Prof.ssa Panini per importanti chiarimenti ed aperture nel mondo dell’e-learning, a cominciare proprio dalla sua esperienza personale.

Prof.ssa Panini, per iniziare ci vuole raccontare come ha cominciato ad interessarsi di e-learning e perché questo suo coinvolgimento?

I miei primi interessi per quello che ancora non era e-learning sono nati quando, subito dopo la laurea, ho frequentato un master per progettisti di formazione. Mi è stato presentato allora un linguaggio autore per sviluppare CAI (computer aided instruction), il SEF, che consentiva di creare pagine animate e temporizzate da inserire in unità didattiche componenti moduli in istruzione programmata. Non consentiva molte più cose, ricordo,  e nonostante ciò ne rimasi affascinata. Sono laureata in pedagogia e mi sono sempre interessata a metodologie per la formazione degli adulti. La mia formazione universitaria è di forte impronta cognitivista e… l’istruzione programmata non rientrava tra le soluzioni formative da considerare efficaci. Eppure la fascinazione fu immediata e del tutto compatibile con la formazione ricevuta. Non ho mai pensato che l’uso delle tecnologie potesse essere sostitutivo della formazione in aula. Mi è sempre invece apparso chiaro come potesse aprire nuove forme di interazione e mediazione didattica, abbracciando un approccio edutainment, in prima battuta, puntando su nuove e ricche forme di interazione a distanza poi. Ricordo che il  primo cd didattico che ho progettato (1996) aveva, come prova di verifica finale, una sorta di gioco dell’oca da giocare in coppia. Per procedere di casella in casella si doveva rispondere correttamente alle domande selezionate casualmente da un programma creato ad hoc, come pure random era il risultato del dado virtuale che la coppia di giocatori utilizzava. L’argomento era noiosissimo, ma il cd nel complesso era molto divertente e pensato per essere fruito da coppie o piccoli gruppi di allievi. A confronto con quella prima esperienza le possibilità interattive, collaborative e cooperative consentite dalle tecnologie di rete ora sono un vero e proprio eldorado per me.

Lei collabora con aziende importanti come consulente, ma anche con strutture pubbliche. Ci può chiarire la diversità di questi due mondi dal punto di vista di una reale comprensione e fruizione dell’e-learning?

Non sono in grado di dare una risposta esaustiva. Vedo grandi investimenti e buone sperimentazioni su entrambi i fronti. Nel mondo privato trovo molte differenze da settore a settore: il comparto bancario-assicurativo, ad esempio, mi sembra molto più incline all’uso dell’e-learning rispetto ad altri. Le organizzazioni di grande dimensione sono più interessate di quelle medie, non parliamo delle piccole. La social network analisys è qualcosa di cui si parla molto ma è ancora poco praticata.
Il settore pubblico ha visto recentemente un forte intervento del Cnipa in materia di disciplina e studi sull’e-l.; Cnipa ha pubblicato già da alcuni anni le linee guida per la realizzazione delle attività in e-learning nella P.A.; una presenza del Cnipa si ha in tutte le manifestazioni inerenti l’e-l. sul territorio nazionale; una componente di Cnipa è presente in associazioni che si interessano di e-l… credo che la P.A. stia molto investendo a ruguardo, non solo in tecnologie ma anche in studi e in sostegno alle iniziative locali e credo che questo sia un segnale di grande rilevanza.
Riguardo la reale comprensione e fruizione dell’e-learning, be’… la domanda è difficile…
La fruizione a livello pubblico credo sconti ancora una buona dose di sperimentazione, le aziende cercano ancora soluzioni vantaggiose in base al ROI ma… il modo perfetto, valido e permanente, di pensare all’utilizzo dell’e-learning credo, spero anzi, che sia e rimanga un miraggio. Un miraggio che guida, ma si sposta sempre più avanti.

Nella sua esperienza di docente, sente sta cambiando l’approccio all’insegnamento da una parte e all’apprendimento dall’altra nelle nuove generazioni?

Sicuramente è cambiato l’approccio all’apprendimento da parte di giovani e giovanissimi. Anche il semplice ricorso alla raccolta di informazioni sulla rete è ormai diffuso e quotidiano per buona parte di loro e noto una buona capacità di non rimanere preda dell’overload informativo. Personalmente spingo i miei studenti, sia quelli di ingegneria gestionale che quelli di scienze della formazione, a usare la rete per raccogliere informazioni prima delle lezioni che di quell’argomento tratteranno. Li incoraggio a non arrivare a lezione completamente impreparati sul contenuto. A volte le mie lezioni iniziano con domande che io rivolgo ai miei allievi (e non viceversa) e si svolgono più in forma di consulenza e risposta a dubbi e a richieste di approfondimenti che come erogazione di contenuti. Il miglior risultato in genere lo ottengo quando parallelamente alle lezioni, chiedo ai ragazzi di sviluppare project work tematici e doto i gruppi di lavoro di alcuni strumenti di base quali un repository, un wiki, un forum, una chat, un’agenda condivisa. Le soluzioni didattiche sono innumerevoli e i miei allievi, devo dire, dopo un primo disorientamento di brevissima durata, reagiscono con grande interesse, stanno al gioco e tendono ad allargare il campo di studi proponendo approfondimenti e applicazioni.

Lei collabora all’insegnamento del web writing. Ci può dire due parole su questa esperienza e del perché della sua rilevanza?

L’interazione in rete per ora continua ad avere una buona prevalenza di scrittura. E’ un bene perché, si sa, scripta manent e il risultato di discussioni, co-scritture, incontri e scontri tematici rimangono a disposizione del gruppo che sta lavorando e che può riutilizzare un materiale vivo, vivace e denso di significato negoziato. Per scrivere sulla rete però, sia per interagire che per essere letti, si devono avere conoscenze sia di netiquette che di web writing e gli allievi devono essere formati al riguardo. Le connessioni e somiglianze tra web writing e business writing sono varie e… scrivere per l’e-learning o in un ambito di e-learning può essere un valido modo per  fare circolare conoscenza organizzativa. Se, invece, ci troviamo in un ambito più distributivo credo che le parti di contenuto predisposte e da erogare poi, debbano essere scritte in modo adeguato, siano esse parti descritte e discorsive, eventualmente da stampare, o microcontenuti a supporto di un palinsesto multimediale. Credo, cioè, che debbano essere scritte con attenzione a usabilità dei testi (Nielsen parla di lettura ad F), stile di apprendimento degli adulti e stili percettivi. Sostengo con forza che esista un web writing adatto all’e-learning, un vero e proprio e-learning writing.

Come si spiega lo scollamento tra investimenti in Italia dell’e-learning ed un suo reale utilizzo nell’istruzione?

Credo ci sia ancora un grosso pregiudizio a carico dell’e-learning, visto come modalità estraniante e demotivante e, in fondo, diseducativa. Se per Istruzione si intende istruzione istituzionale credo che il pregiudizio sia molto forte e radicato.  
Credo anche però che, seppur a piccoli passi, l’interesse stia maturando e le esperienze stiano moltiplicandosi. Non stiamo però parlando di un e-l distributivo, né di attenzione al mobile o alla formazione veloce, quanto di un e-l partecipativo, collaborativo.

Quali sono le differenze metodologiche fra Formazione a Distanza (FAD) e Istruzione a Distanza (IAD) e non pensa che certe volte si crei confusione tra le due terminologie?

Non so se si crei confusione. Credo certamente che si crei confusione in merito all’importanza che ha il termine “distanza” intesa in senso letterale, fisico. Mi sembra molto più appropriato pensare ad una mediazione tecnologica che ad una distanza fisica. La mediazione tecnologica è compatibile con la distanza (full dinstance learning), con i percorsi blended, con il supporto tecnologico a project work dove la presenza può essere anche importante.  La distanza in sé, svanito il mito del terno magico “anyone, anywhere, anytime”, non ha molta rilevanza se non pensata in forma compatibile con l’interazione.
La maggior parte delle piattaforme permettono di creare/gestire corsi basati su singole discipline (Marketing, ECDL, ecc...). Nel caso però in cui si prospetti l'ipotesi di dover erogare un corso strutturato multimateria come ad esempio proprio un Esame di Stato, quali sono le maggiori carenze delle strutture in uso?
Qualsiasi piattaforma rigida comporta grandi problemi. Sia una rigidità riguardante la struttura e organizzazione dei contenuti, la valutazione di percorsi modulari, la gestione degli utenti, la mancanza di scalabilità, interoperabilità, flessibilità in genere, mi sembrano limiti importanti.

Come si progetta un ambiente educativo in rete? Quali sono i criteri di efficienza? In definitiva: come si giudica la validità di una piattaforma e-learning?

Esistono molti studi al riguardo e molte buone e… dense check list per la valutazione delle piattaforme. Non mi addentro in un discorso analitico quindi. In generale credo che la progettazione di un ambiente educativo in rete debba essere pensato in modo modulare, salvaguardando la possibilità di ricomporre, allargare, ridefinire parti e strutture in relazione al disegno didattico ed interattivo delle attività corsali, dei vari percorsi.

Un’ultima domanda, Prof.ssa Panini. Lei è responsabile nazionale del gruppo AIF e-learning. Vedendo l’e-learning come processo più che come prodotto, quali sono le sue principali relazioni con il knowledge management relazionale? Quali le prospettive aperte?

Abbraccio la prospettiva di Guglielmo Trentin che già nel 1992 studiava l’e-learning  come nuova forma di interazione didattica più che come soluzione tecnologica per la distribuzione dei contenuti e la gestione dei eventi formativi. AIF da sempre dà molta importanza sia all’aspetto metodologico che all’interazione come componente imprescindibile della formazione e credo che l’evoluzione del dibattito in atto, la rilevanza che anche in ambito di e-l. acquista la social network analisys, ci stiano dando ragione. Le prospettive? Innumerevoli ed entusiasmanti, composte e non selettive però. Intendo dire che, oltre al must delle connessioni tra e-learning, knowledge management e knowledge sharing e agli studi comparati tra e-l. communities e communities of practice, anche il filone della portabilità della in-formazione e della formazione veloce abbiano grande rilevanza e che i due approcci siano integrabili, non incompatibili. Continuo poi a pensare che in un futuro direi ormai prossimo le simulazioni e le sperimentazioni di realtà vicaria o virtuale siano la strada per l’efficacia formativa, una strada che oltre a multimodale e multimediale aggiunge l’attenzione all’esperienziale.

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