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Articoli, notizie, report ed interviste in ambito e-learning

Insegnanti o formatori non si nasce, si diventa.

Una testimonianza diretta

a cura di: Franco Baldasso

 Attraverso un’esperienza di anni nel centro Abacus – preparazione superiore e secondaria, prima come studente, poi come docente ed infine come formatore dei docenti, Marco Quartieri negli ultimi anni ha attraversato in prima persona le problematiche dell’insegnamento. E attraverso i corsi online del centro ha collaborato non solo alla costruzione della piattaforma Pi.G.Re.Co, ma anche al suo progressivo affinamento verso una struttura che tenga conto delle mille possibilità e difficoltà della formazione e dell’istruzione oggi. Quartieri, oltre a collaborare con Abacus, è maestro elementare e svolge consulenza e affiancamento per i casi problematici, come handicap e minori con difficoltà di apprendimento, attraverso corsi frontali e on line.
Se oggi si parla con insistenza di blended learning, ovvero della compenetrazione tra i tradizionali corsi frontali e le nuove possibilità offerte dalla formazione a distanza, è partendo dall’esperienza concreta che si possono capire e affrontare i singoli problemi con le necessarie distinzioni. In particolare per l’istruzione e la formazione dei discenti adulti. Abbiamo dunque chiesto a Quartieri di rispondere ad alcune nostre domande per meglio precisare ed inquadrare, “dall’interno” le problematiche odierne relative all’insegnamento, e sondare possibilità e limiti della formazione a distanza.
 
Partiamo innanzi tutto dalla tua esperienza e-learning nel centro Abacus. Potresti raccontarcela in breve?
 
La mia esperienza con la metodologia di lavoro dell’e-learning risale orami a parecchi anni fa. Infatti, credo di essere uno dei pochi tutor che già lavoravano presso il centro da tempo, quando si decise di sperimentare questo modo di “fare scuola”, che è cresciuto insieme al progetto AbacusOnline. Progetto che ho visto evolversi e cambiare nel tempo e che è rimasto nel corso di tutti questi anni, garantendo anche una certa continuità nel metodo d’insegnamento per gli studenti che frequentano il centro per più anni. Molto onestamente devo dire che gli operatori del centro Abacus mi hanno praticamente “insegnato tutto” ciò che riguarda queste metodologie di lavoro a distanza: la mia formazione di tipo umanistico, sono laureato in Scienze della Formazione Primaria, e soprattutto le mie precedenti esperienze lavorative sempre in ambito educativo, non mi avevano mai permesso di dedicarmi all’informatica, tanto meno nell’ambito dell’istruzione.
 
Un progetto iniziato ormai sette anni fa, nel 2000…
 
Nei primi tempi era decisamente più complicato, ancora non si avevano gli attuali strumenti tecnologici, connessioni a banda larga in primis; il centro ancora non disponeva di una piattaforma, per l’aula virtuale si utilizzava prima la sola chat testuale, poi un programma, che se non ricordo male si chiamava Groove, molto complicato, tutto in lingua inglese. E’ da ricordare infine come la quasi totalità degli studenti e dei tutor non disponeva ancora di una connessione adsl per cui vi erano ritardi notevoli nella trasmissione dei dati. Quando, l’anno successivo all’inizio del progetto,  gli operatori di Abacus  progettarono la prima versione della piattaforma Pi.G.Re.Co. le cose iniziarono ad andare decisamente meglio e gestire i corsi divenne più semplice, nonostante la prima versione del programma non fosse nemmeno minimamente paragonabile a quella attuale.
 
Entriamo ora nello specifico della tua esperienza di formatore, in particolare di discenti adulti.
 
Nel corso degli anni, ma soprattutto delle esperienze fatte presso il centro, ho potuto provare con mano e sperimentare direttamente le specificità del lavoro di formatore per adulti, che possiamo leggere negli assunti di M. Knowles, studioso americano autore dell’importante saggio La formazione degli adulti come autobiografia, con cui concordo pienamente. I fattori di specificità della persona che apprende in età adulta proposti da Knowles sono:
- Il bisogno di conoscere: gli studenti/adulti sentono l'esigenza di sapere perché occorre apprendere qualcosa, prima d’intraprendere l’apprendimento. Gli studi psicologici, sul finire degli anni ’70, hanno scoperto che quando gli adulti iniziano ad apprendere qualcosa per conto loro investono una considerevole energia nell’esaminare i vantaggi che trarranno dall’apprendimento.
- Il concetto di sé del discente: gli studenti/adulti hanno un concetto di sé come persone responsabili delle loro decisioni. Una volta raggiunto questo stadio, desiderano essere trattati e considerati come persone capaci di gestirsi autonomamente. Se pensano che altri stiano cercando di imporre loro la propria volontà, spesso tendono a respingerla, per questo i tutor devono essere in grado, qualora si verifichino situazioni del genere, di operare per far sì che lo studente/adulto non senta questa imposizione ma viva il momento come qualcosa che parte da sé stesso.  
- Il ruolo dell’esperienza del discente: gli studenti/adulti hanno esperienze di formazione con un vissuto personale maggiore delle persone più giovani perché hanno accumulato più esperienze nel corso della vita, questo è un fattore che deve essere necessariamente tenuto in considerazione da chi si occupa di formazione, e a maggior ragione credo, da chi si occupa di istruzione.
- La disponibilità ad apprendere: gli studenti/adulti sono maggiormente disponibili ad apprendere ciò che hanno bisogno di sapere e saper fare per far fronte alle situazioni della loro vita reale e lavorativa.
- L’orientamento verso l’apprendimento: in contrasto con l’orientamento centrato sulle materie, caratteristico dei bambini, quello degli studenti/adulti è principalmente incentrato sulla vita reale.
- La motivazione: è errato pensare che gli adulti si rendano disponibili alla formazione per avere un lavoro migliore, promozioni e aspetti simili, o meglio, non sono solo queste le motivazioni; le molle che fanno scattare la motivazione possono essere anche fattori intrinseci come ad esempio: l’autostima, la qualità della vita, la soddisfazione personale e sul lavoro.
Durante questi anni sono passati dal centro molti studenti e molti di essi erano studenti/adulti lavoratori, ed è sempre stato molto interessante e stimolante “vedere” le varie modalità di approccio allo studio e di impegno che, a seconda dell’età, mettevano in atto.
 
 
Nell’uso della piattaforma Pi.G.Re.Co. quali sono gli strumenti che hai ritenuto utili per un buon lavoro didattico anche a livello collaborativo con gli studenti?
 
Molti e diversificati sono gli strumenti che la piattaforma mette a disposizione dei tutor e degli studenti. Per quanto mi riguarda, gli strumenti più utilizzati e di conseguenza che ritengo più importanti sono stati:
- i forum, fondamentali per gli avvisi da dare a tutti gli studenti, quindi alla “classe” intera, per scambiare informazioni con gli altri tutor e con la direzione didattica sull’andamento dei corsi o per confrontarsi su singole situazioni;
- l’aula virtuale, per le lezioni a tutta la classe, per le interrogazioni di gruppo, per dare la possibilità agli studenti di uno stesso corso di confrontarsi sui vari argomenti avendo la certezza della presenza del tutor per eventuali chiarimenti, domande, correzioni;
- l’agenda, necessaria per ricordare appuntamenti, attivazioni di materiali o lezioni, fissare appuntamenti;
- i messaggi istantanei  , importanti per comunicare in privato e in tempi rapidi;
 
Credo comunque che uno  strumento importante per gli studenti, soprattutto per consolidare l’apprendimento, sia proprio l’utilizzo dell’aula virtuale.
 
Nelle tue esperienze didattiche pensi sia matura l’esperienza e-learning in Italia a livello scolastico? Quali sono i principali problemi o ostacoli che hai notato?
 
Il metodo dell’e-learnig potrebbe anche essere molto valido e utile per le scuole, in particolare per quelle di secondo grado, ma credo proprio che siano i docenti a non essere ancora “pronti” per pensare di utilizzare metodologie come queste.
 
Come insegnante, quali sono allora le principali difficoltà che noti tra gli stessi insegnanti nell’utilizzo delle tecnologie e-learning? E tra gli studenti?
 
Per quanto riguarda gli studenti, credo che la maggior difficoltà, almeno quello che ho notato in questi anni, è quella di considerare questi strumenti come dei veri “strumenti di studio”, la maggior parte di loro si limita semplicemente ad utilizzare la piattaforma per scaricare la lezione e reinserire  poi la verifica svolta, non ne sfruttano spesso pienamente le potenzialità; non la usano per interagire, per scambiare, per comunicare, non solo con i tutor ma anche tra loro, aspetti che invece dovrebbero esserci ed essere potenziati. Allo stesso modo, vedendo questo scarso interesse da parte degli studenti, anche i tutor tendono a disertare la  piattaforma invece che sollecitare proprio una maggiore interattività.
Un aspetto che manca sicuramente è quello del collegio, creare cioè un momento, che dovrebbe essere almeno bimensile, dove coordinatori e docenti di un corso si incontrano per discutere dei problemi incontrati, dei problemi con e degli studenti… come avviene nelle scuole “reali” e per pianificare la programmazione.

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