Ciclo di quattro articoli in merito al Convegno del 27 marzo 2008 promosso dall’AIF, "Evoluzioni dell’e-learning, reti sociali e reti di conoscenza" [B]Prima Parte[/B]
Giovedì 27 marzo si è tenuto nelle aule della facoltà di Scienze della Formazione il tanto atteso incontro Aif ( Associazione Italiana Formatori) sul tema dell’e-learning e delle sue più attuali implicazioni. Nonostante il titolo, è bene anticipare subito che non si è parlato molto di reti sociali e di conoscenza – e quando lo si è fatto è stato in termini più che altro critici- segno secondo noi positivo del fatto che i tempi sono maturi per incominciare ad operare una sobria specializzazione di quelle modalità e di quegli strumenti fino a pochi anni fa ancora euforicamente confusi tra loro.
Considerata anche la vastità dei temi trattati al convegno e la ricchezza esponenziale delle implicazioni, si è scelto di approfondire e commentare in un primo ciclo di tre articoli settimanali gli interventi del convegno a proposito di e-learning - di fatto erano la grandissima parte - rimandando ad una quarta trattazione specifica gli argomenti “complementari” delle reti sociali e di conoscenza.
Chiunque lavori nel settore saprà già che si è trattato del primo appuntamento italiano in merito all’argomento (“allargato”) dell’e-learning, e non si stupirà dell’accalorato entusiasmo con cui esso è stato accolto, sia pure in modo diversificato, nei vari ambiti che in qualche misura orbitano intorno alle nuove applicazioni informatiche per l’apprendimento. Mondo informatico e tecnologico, università e scuola, mondo aziendale, contesti bancari, realtà istituzionali territoriali o nazionali, teorici di nuovi modelli economici… Questi i principali attori reali e “virtuali” di un gioco che silenziosamente sta incominciando a definire le sue regole, e non sempre nella direzione suggerita dalle sempreverdi querelle teorico-accademiche che mistificano e demonizzano la novità secondo i loro segreti algoritmi. Vediamo farsi strada, avvicendandosi alle proiezioni immaginifiche dei dibattiti “a freddo”, nuovi tracciati “empirici”energici, generati ora “più umilmente” per prove ed errori ma capaci a loro volta di generare case history imprevedibili e ricche di spunti, magari accompagnate da andamenti grafici non più spettacolari ma effettivamente interessanti, espressione di algoritmi non più misteriosi.
Il primo convegno italiano sull’argomento e-learning, si diceva. Se questa sia da considerarsi una bella o una brutta notizia, poi, è un’altra storia. L’incontro, prezzo d’entrata 60 euro, non è mancato di spunti interessanti ed era nell’insieme degno di attenzione, pur con gli alti e i bassi del caso. Sicuramente si aveva l’impressione di assaporare un po’ di ossigeno nel campo dell’informazione e dell’innovazione in materia e-learning: un timido varco d’aria - se non fresca almeno non viziata - in quella nebbia di opinioni improvvisate e di luoghi comuni che ancora dominano l’argomento nel nostro Paese. Da anni la sensazione generale, per chiunque operi nel settore, è quella di confrontarsi con uno scenario nazionale che non si coordina e non si sintonizza, rimanendo per così dire “imbambolato” di fronte alla novità: da parte loro istituzioni nazionali e territoriali sembrano dribblare agilmente ogni occasione favorevole di sviluppo tecnologico-informatico a livello applicativo, senza fare eccezioni neppure quando in ballo ci sono nuove possibiltà metodologiche per la formazione (e per l’istruzione), argomenti di cui si parla sempre col rammarico di non trovare i fondi necessari, nonostante il primo assioma evidente che si apprende operando nell’e-learning sia contenuto nella pitagorica equazione: “tecnologia x formazione (o istruzione) = abbattimento dei costi”.
Che ci si incominci dunque a confrontare in modo empirico e concreto in fatto di e-learning con un primo convegno nazionale, è certamente un bene. Che si incominci a farlo soltanto adesso, è certamente un male.
Ci si chiede allora se il tanto atteso incontro promosso dall’Aif possa incominciare a sollevare questo velo opaco che separa ancora nel nostro Paese l’ambito informatico di molte software house - pur competitive e all’avanguardia -, e lo scenario ahinoi meno reattivo della scuola e della formazione tradizionale, distinguendo due bolle d’azione ancora spesso isolate, che sembrano intersecarsi nello spazio comune della formazione aziendale ma che in effetti individuano in esso un terzo territorio ancora una volta isolato rispetto agli altri due.
Franco Baldasso, in un testo di risposta ad un articolo di Faggioli apparso su Indire a maggio 2006, sosteneva a proposito di questa impasse strutturale nostrana: “A che cosa si dovrebbe questo tipo di frattura? […] Alla base degli strumenti per la formazione a distanza esistono generalmente due realtà che devono cooperare. Una realtà di tipo tecnologico-pragmatico, di matrice imprenditoriale e orientata in modo prioritario all’ottimizzazione costante delle risorse, che è la software house: essa produce appunto i software e gli strumenti tecnologici, e vi integra i contenuti didattici. D’altra parte abbiamo una realtà scolastica, di matrice umanistica e con obbiettivi formativi, orientata alla migliore qualità possibile della formazione intellettuale e tecnica dell’educando: è questa seconda realtà, appunto la scuola, ad utilizzare i software e produrre a sua volta i materiali didattici. Insomma, due nuovi becker apparentemente ben distanti fra loro. Mescolando i rispettivi contenuti, riusciremmo a risolverli uno nell’altro?”
E’ interessante individuare il ruolo dei singoli parametri che intervengono all’interno di un discorso ampio, anche al fine di determinarne collegamenti inaspettati: in effetti già un anno fa Baldasso concludeva lo stesso brano con uno sviluppo concettuale interessante e innovativo, ovvero spostando l’attenzione sul problema reale dell’ancor scarso uso in Italia di piattaforme didattiche veramente avanzate, elaborate appositamente per gli utilizzi tipici della scuola e dell’istruzione, oltre che della semplice formazione aziendale. Tale modello interpretativo sembra riscuotere oggi un significativo consenso tra i partecipanti al convegno, che chiedono in generale una maggiore attenzione ai come - tecnici, teorici, legislativi, applicativi...- e una minore retorica dei perché. [ Continua…]
Nell’articolo della prossima settimana vedremo come gli spunti suggeriti dal Baldasso siano stati in effetti riconosciuti dall’osservatorio e-learning, a partire da più angolazioni specifiche che proiettano altrettante linee di sviluppo, alcune attuali, altre attuabili.
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